Shu From Mars
Unknown, lunedì 16 maggio 2016,
I clacson per strada.
I semafori che non suonano quando sono verdi.
Gli Euro.
I miei che discutono.
File mai rispettate.
Gatti ovunque.
La psicologa che rompe.
TV spazzatura.
Computer.
Serie TV.
Tizi che ti mandano a fanculo perché la tua auto è passata sopra a dei cavi abbandonati per strada e per niente segnalati (andiamo. Un cazzo di cartello potevate pure metterlo.)
Sono proprio tornata a casa.
…Un mese fa, ormai. Ops.
Avrei voluto aggiornare subitissimo, davvero. Ma la prima settimana non l’ho fatto perché non ero più in grado di vivere in un mondo in cui alle 5 del mattino non si pranza. Mi avevano parlato del jet lag, ma non avevo compreso fino in fondo. Rientra nella categoria di cose che non si possono spiegare a parole, ma che capisci esclusivamente quando lo sperimenti di persona. (Tipo il colpo di fulmine, presente?)
Beh, ora che l’ho sperimentato, credo di poterlo riassumere in una parola sola: RINCOGLIONIMENTO.
Non sai più chi sei, né dove ti trovi. Sai soltanto che sono le tre del mattino e passeggi per casa, a giocare con i tuoi gatti, perché là sarebbe l’ora del tuo spuntino. E allo stomaco mica puoi spiegare cosa sia il jet lag.
Ho continuato a ragionare alla “In Giappone sarebbero le” fino a due settimane fa. È un casino.
Ma qualsiasi souvenir di questa straordinaria esperienza è ben accetto.
La seconda settimana non ho aggiornato perché, appena tornata, ho giusto avuto il tempo di realizzare che, da lì a pochissimo, avrei rivisto i  B.A.P . Non una, ma ben due volte, con solo una settimana d’attesa l’una dall’altra. È stato piuttosto scioccante, dal momento che ho vissuto due anni a cercare di convincermi che, purtroppo, non avrei più avuto l’occasione di vedere quei sei preziosi esseri umani.
Quindi, cercate di comprendere questo (vergognoso) ritardo.

Tornare a casa è stato…Strano.
Sono il tipo di persona che partirebbe una settimana sì e l’altra pure, ma soltanto dopo aver trascorso qualche giorno a casa. Amo la mia casa. È bellissimo partire, scoprire il mondo, proprio perché poi c’è un posto in cui tornare e raccontare le proprie avventure.
E poi mi mancava il mio bagno azzurro e rosa. Anche se rimpiangerò per sempre la tazza riscaldata e con bidet incorporato.
E il cibo. Nessun tempio o giapponese gentilissimo (e ingenuissimo) varrà mai il mio adorato cibo italiano.
Ho veramente mangiato merda. No, non “di merda”. Proprio “merda”.
Ci credo che son tutti magri come stecchi. Scommetto che saltano i pasti.
(Scherzo. In realtà, è pieno di persone sovrappeso e obese. Ma, proprio come la gente che fuma o i barboni, sono nascoste alla società. Ho pure saputo che lo stato paga loro le cure pur di non avere obesi in giro. The future.)
Sto per dire un’ ovvietà, ma concedetemela: là è proprio tutto un altro mondo.
Ammetto di aver rimandato questo post anche perché non saprei proprio da dove cominciare a raccontare. Così, ho deciso che, priva del dono della sintesi, racconterò tutto, nell’ordine in cui l’ho visto e vissuto, in più parti. Spero soltanto di essere in grado di rendere giustizia a quello che è stato il viaggio più importante della mia vita.

Grazie a chiunque avrà voglia di leggere. Sarà come se rivivessimo insieme tutto quanto.