Unknown,
lunedì 4 aprile 2016,
Stamattina, sono andata in ufficio a piedi. Non che disti chissà quanto chilometri da casa mia (saranno 15 minuti a piedi), ma mi fa sentire meno in colpa per quello che mi son mangiata in questi giorni.
Ormai, sono passati due anni da quando ho iniziato la fantomatica terapia che è riuscita a cambiarmi la vita. Finalmente, dopo infiniti insuccessi, ho avuto i risultavi che ho sempre sognato.
(Chi se lo ricordava più cosa si prova a salire sulla bilancia e leggere "6")
((Chi se lo ricordava più cosa si prova a salire sulla bilancia e vedere il numero scendere, siamo seri)).
Sono passati due anni, e io non posso di certo permettermi di buttare tutto al vento SOLTANTO perché sono stata delusa. Se c'è qualcosa che mi fa alzare la mattina con un briciolo di voglia di vivere è proprio guardarmi allo specchio senza quel famigliare disprezzo, o entrare in pantaloni che non mi sarei mai sognata, due anni fa. Tipo gli shorts. Mai messi in vita mia.
O le clavicole. Amo le clavicole. Le clavicole sono la più grande gioia della vita.
Sempre invidiate, e mai viste prima, su di me. A volte mi incanto a sfiorarle, perché non mi sembra ancora vero. Ho anche io le clavicole. Guardatele. Esistono.
Certo, perdere 25 chili non significa solo bei pantaloncini e ossa sporgenti, ma anche pelle cadente, flaccidume diffuso e cicatrici di guerra, più o meno rosse, più o meno perlacee.
Tanta fatica per perdere peso, e fai comunque schifo. Poi la gente mi dice che non devo incazzarmi.
Sei sempre incazzata, Sara. Ce l'hai col mondo, Sara.
QUESTA COSA NON HA UNA FINE, Sara.
Se non altro, adesso non mi vergogno più a girare per strada. Sto piuttosto bene, con i vestiti carini addosso. Più avanti si parlerà della me svestita.
..Fortuna che non ho intenzione di andare al mare.
E quindi, andare al lavoro a piedi, oltre a farmi risparmiare benzina e a farmi notare cose che, normalmente, non avrei mai visto (tipo quel tizio che ha tagliato la strada ad uno che stava uscendo dal parcheggio. Ero piuttosto sicura di essere sul punto di assistere al primo incidente stradale da testimone. Magari avrei pure dovuto raccontare la mia versione dei fatti. Chissà. Sai che bel casino, con la memoria di merda che mi ritrovo?), mi aiuta a essere un po' più in pace con me stessa.
Come pure mi aiutano gli addominali che faccio tutte le mattine. Sveglia alle 7 in punto, in piedi e, come un'automa, a terra a fare gli esercizi. Li ho imparato in palestra, ma non ho mai tempo nè voglia di sdraiarmi sul tappetino in mezzo a tutti e farli. Che imbarazzo.
Perciò, mi sono obbligata a farli diventare la routine a casa. Un po' come i due libri da leggere al mese (tra parentesi, il famoso libro che mi ha riportata a scrivere qui l'ho finito in un solo giorno. Urge trovare altri volumi della stessa autrice. Fenomeno.) .Un'ottima routine del buon risveglio.
Decisamente migliore della precedente, che prevedeva svegliarsi alle 7, staccare il cellulare dal caricabatterie e scorrere le notifiche, giocare a Love Live e controllare Instagram.
Appena aperto gli occhi. Non molto sano, direi.
Instagram è rimasto, però. Adoro Instagram. Passerei la giornata a mettere cuori ai post della gente che seguo.
E anche quella che non seguo, quando nessuno dei miei aggiorna e io vado in astinenza da cuori.
Sono una scuoricinatrice compulsiva. Ma lo posso controllare. Posso smettere quando voglio.
È solo che non voglio. Cosa farei, altrimenti, mentre ascolto il Segreto in tv?
...Ok, potrei effettivamente guardarlo. È che non riesco a fare una sola cosa alla volta. Se guardo la tv e basta, mi annoio. Se soltanto fossi un uomo e fossi fisicamente limitata a fare una sola cosa alla volta. Magari la mia vita sarebbe più felice, chi lo sa.
E quindi, oggi sono andata al lavoro a piedi. Non ci riesco mai, quando c'è mio fratello. Se potesse, lui si sposterebbe solo ed esclusivamente in auto. Ma non può. Non gli hanno ancora ridato la patente.
Ci sono riuscita, oggi, perché è una settimana che vado al lavoro da sola. Ha un dolore strano alla spalla, e il dottore gli ha proibito qualsiasi sforzo. "Oh, no. Perderò tutti i progressi fatti in palestra."
Tra l'altro, oggi abbiamo visto uno specialista, che ritiene necessaria un'operazione.
E giovedì avrà un'altra visita, per l'orecchio. Ha fatto una biopsia, qualche settimana fa, e il responso è stato uno squillo al telefono e "Il dottore vi vuole parlare di persona". Dopo domani, appunto.
Se, come me, siete cresciuti a pane e medical-drama, saprete meglio di me che "Il dottore vi vuole parlare di persona" non è un buon segno.
Giusto per partire con il cuore leggero.
Già, perché venerdì saremo su un aereo per dodici/quattordici/che diavolo ne so/ ore, per andare dall'altra parte del mondo. Mi sento proprio sicura a partire, quando hanno appena fatto esplodere un aeroporto. Continuo a dire di avere paura, ma in realtà sono piuttosto sicura di non aver ancora realizzato cosa davvero significhi stare in cielo per tutte quelle ore, senza avere la certezza di toccare di nuovo la terraferma.
Sempre se l'aereo non esplode prima di partire.
Sempre se la tizia dell'agenzia si decide a darmi i biglietti. Giuro che abbiamo pagato.
Ansia.
Ormai, sono passati due anni da quando ho iniziato la fantomatica terapia che è riuscita a cambiarmi la vita. Finalmente, dopo infiniti insuccessi, ho avuto i risultavi che ho sempre sognato.
(Chi se lo ricordava più cosa si prova a salire sulla bilancia e leggere "6")
((Chi se lo ricordava più cosa si prova a salire sulla bilancia e vedere il numero scendere, siamo seri)).
Sono passati due anni, e io non posso di certo permettermi di buttare tutto al vento SOLTANTO perché sono stata delusa. Se c'è qualcosa che mi fa alzare la mattina con un briciolo di voglia di vivere è proprio guardarmi allo specchio senza quel famigliare disprezzo, o entrare in pantaloni che non mi sarei mai sognata, due anni fa. Tipo gli shorts. Mai messi in vita mia.
O le clavicole. Amo le clavicole. Le clavicole sono la più grande gioia della vita.
Sempre invidiate, e mai viste prima, su di me. A volte mi incanto a sfiorarle, perché non mi sembra ancora vero. Ho anche io le clavicole. Guardatele. Esistono.
Certo, perdere 25 chili non significa solo bei pantaloncini e ossa sporgenti, ma anche pelle cadente, flaccidume diffuso e cicatrici di guerra, più o meno rosse, più o meno perlacee.
Tanta fatica per perdere peso, e fai comunque schifo. Poi la gente mi dice che non devo incazzarmi.
Sei sempre incazzata, Sara. Ce l'hai col mondo, Sara.
QUESTA COSA NON HA UNA FINE, Sara.
Se non altro, adesso non mi vergogno più a girare per strada. Sto piuttosto bene, con i vestiti carini addosso. Più avanti si parlerà della me svestita.
..Fortuna che non ho intenzione di andare al mare.
E quindi, andare al lavoro a piedi, oltre a farmi risparmiare benzina e a farmi notare cose che, normalmente, non avrei mai visto (tipo quel tizio che ha tagliato la strada ad uno che stava uscendo dal parcheggio. Ero piuttosto sicura di essere sul punto di assistere al primo incidente stradale da testimone. Magari avrei pure dovuto raccontare la mia versione dei fatti. Chissà. Sai che bel casino, con la memoria di merda che mi ritrovo?), mi aiuta a essere un po' più in pace con me stessa.
Come pure mi aiutano gli addominali che faccio tutte le mattine. Sveglia alle 7 in punto, in piedi e, come un'automa, a terra a fare gli esercizi. Li ho imparato in palestra, ma non ho mai tempo nè voglia di sdraiarmi sul tappetino in mezzo a tutti e farli. Che imbarazzo.
Perciò, mi sono obbligata a farli diventare la routine a casa. Un po' come i due libri da leggere al mese (tra parentesi, il famoso libro che mi ha riportata a scrivere qui l'ho finito in un solo giorno. Urge trovare altri volumi della stessa autrice. Fenomeno.) .Un'ottima routine del buon risveglio.
Decisamente migliore della precedente, che prevedeva svegliarsi alle 7, staccare il cellulare dal caricabatterie e scorrere le notifiche, giocare a Love Live e controllare Instagram.
Appena aperto gli occhi. Non molto sano, direi.
Instagram è rimasto, però. Adoro Instagram. Passerei la giornata a mettere cuori ai post della gente che seguo.
E anche quella che non seguo, quando nessuno dei miei aggiorna e io vado in astinenza da cuori.
Sono una scuoricinatrice compulsiva. Ma lo posso controllare. Posso smettere quando voglio.
È solo che non voglio. Cosa farei, altrimenti, mentre ascolto il Segreto in tv?
...Ok, potrei effettivamente guardarlo. È che non riesco a fare una sola cosa alla volta. Se guardo la tv e basta, mi annoio. Se soltanto fossi un uomo e fossi fisicamente limitata a fare una sola cosa alla volta. Magari la mia vita sarebbe più felice, chi lo sa.
E quindi, oggi sono andata al lavoro a piedi. Non ci riesco mai, quando c'è mio fratello. Se potesse, lui si sposterebbe solo ed esclusivamente in auto. Ma non può. Non gli hanno ancora ridato la patente.
Ci sono riuscita, oggi, perché è una settimana che vado al lavoro da sola. Ha un dolore strano alla spalla, e il dottore gli ha proibito qualsiasi sforzo. "Oh, no. Perderò tutti i progressi fatti in palestra."
Tra l'altro, oggi abbiamo visto uno specialista, che ritiene necessaria un'operazione.
E giovedì avrà un'altra visita, per l'orecchio. Ha fatto una biopsia, qualche settimana fa, e il responso è stato uno squillo al telefono e "Il dottore vi vuole parlare di persona". Dopo domani, appunto.
Se, come me, siete cresciuti a pane e medical-drama, saprete meglio di me che "Il dottore vi vuole parlare di persona" non è un buon segno.
Giusto per partire con il cuore leggero.
Già, perché venerdì saremo su un aereo per dodici/quattordici/che diavolo ne so/ ore, per andare dall'altra parte del mondo. Mi sento proprio sicura a partire, quando hanno appena fatto esplodere un aeroporto. Continuo a dire di avere paura, ma in realtà sono piuttosto sicura di non aver ancora realizzato cosa davvero significhi stare in cielo per tutte quelle ore, senza avere la certezza di toccare di nuovo la terraferma.
Sempre se l'aereo non esplode prima di partire.
Sempre se la tizia dell'agenzia si decide a darmi i biglietti. Giuro che abbiamo pagato.
Ansia.
